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Guglielmo Marconi

GUGLIELMO MARCONI

(Bologna, 25 aprile 1874 -- Roma, 20 luglio 1937)
Guglielmo Marconi
Ci sono stati tre grandiosi momenti nella mia vita di inventore. Il primo, quando i segnali radio da me inviati fecero suonare un campanello dall’altro lato della stanza in cui stavo svolgendo i miei esperimenti; il secondo, quando i segnali trasmessi dalla mia stazione di Poldhu, in Cornovaglia, furono captati dal ricevitore che ascoltavo a San Giovanni di Terranova, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico a una distanza di circa 3.000 km; il terzo è ora, ogni qualvolta posso serenamente immaginare le possibilità future e sentire che l’attività e gli sforzi di tutta la mia vita hanno fornito basi solide su cui si potrà continuare a costruire.
[Guglielmo Marconi - dicembre 1935]
 
 
Il giovane Guglielmo Marconi inizia i primi esperimenti sulle onde elettromagnetiche nella villa paterna di Pontecchio (oggi frazione del comune di Sasso Marconi) ispirato agli studi del fisico Hertz. La prima trasmissione telegrafica senza fili avviene dal suo laboratorio alla collina di fronte, dove si è posizionato il fratello Alfonso insieme con l’aiutante Marchi. Marconi trasmette il segnale che aziona il campanello al di là della collina e un colpo di fucile in aria lo avverte che l'esperimento è riuscito. Il salto di qualità si ha con il suo trasferimento a Londra, dove il 2 luglio del 1897 gli viene riconosciuto il brevetto "Perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici e negli apparecchi relativi". Il traguardo successivo è la prima comunicazione transocenica, creando un collegamento dalla Cornovaglia all'isola canadese di Terranova, dall'altra parte dell'Atlantico, e dimostrando così che la curvatura terrestre non rappresenta un ostacolo alle trasmissioni radio. L'esperimento riesce il 12 dicembre 1901. S'inaugura in quel momento l'era commerciale degli apparecchi radio, che lo stesso Marconi inizia a costruire in serie con la propria società, la Marconi Wireless Telegraph Company. Il nuovo dispositivo si rivela uno strumento prezioso per la sicurezza del trasporto marittimo, al punto che ogni nave ne viene dotata e l'addetto al suo funzionamento viene indicato con il nome di marconista, in onore dell'inventore del radiotelegrafo. Il coronamento di questo successo è l'assegnazione del Nobel per la Fisica nel 1909, che riconosce a Marconi «il contributo dato allo sviluppo della telegrafia senza fili».
 

Tra i più grandi inventori di tutti i tempi, è considerato il padre della radio e in generale il principale artefice della comunicazione a grandi distanze. Nato a Bologna da famiglia nobile, il marchese Guglielmo Giovanni Maria Marconi studiò da autodidatta e compì i primi esperimenti sulla trasmissione telegrafica senza fili, ottenendo nel 1897 un primo brevetto sui "Perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici e negli apparecchi relativi". Ignorato dalle istituzioni italiane, trovò ampio consenso e sostegno economico alle sue ricerche in Inghilterra, dove fondò una sua società, Marconi Wireless Telegraph Company Limited. La grande sfida di trasmettere a grandi distanze (negata dalla maggior parte dei suoi colleghi, per via della curvatura terrestre) fu vinta una prima volta nel 1899, con la prima comunicazione radiotelegrafica internazionale (attraverso la Manica), e una seconda nel 1901, mettendo in collegamento le due sponde dell'Atlantico (da Poldhu, in Cornovaglia, alla stazione di Saint John, sull'isola di Terranova). Fu una svolta per le comunicazioni delle navi, e più tardi degli aerei, che da quel momento divennero più sicure grazie alla figura del "marconista" (dal nome appunto dell'inventore italiano) o "radiotelegrafista". Meriti che nel 1909 valsero a Marconi, e al collega tedesco Braun, il Nobel per la fisica «in riconoscimento del loro contributo allo sviluppo della telegrafia senza fili». Nominato nel 1914 senatore a vita del Regno d'Italia, ottenne numerosi attestati e riconoscimenti (tra cui 16 lauree honoris causa), oltre ad incarichi di prestigio su tutti quello di presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. La notizia della sua morte, avvenuta il 20 luglio del 1937, fu accolta dalle stazioni radio di tutto il mondo con due minuti di silenzio.

La nave ELETTRA: Venne costruita nei primi anni del novecento, venendo utilizzata sia come yact che come nave militare da ricognizione, prima di passare sotto la proprietà di MARCONI, nel 1921. La nave venne costruita nei cantieri Ramage & Ferguson Ltd. di Leith presso Edimburgo su progetto degli ingegneri COX e KING di Londra, varata il 27 marzo 1904, per conto di Carlo Stefano d'Austria con il nome di Rovenska, a ricordo della località sull'isola di Lussino dove l'arciduca aveva una lussuosa villa in cui amava soggiornare. La nave innalzò la bandiera dell'Imperial-Regia Marina Austro-Ungarica fino al 1909. Nel 1910 lo yacht venne venduto a Sir Maxim WAECHTER passando sotto bandiera del Regno Unito mantenendo lo stesso nome e nel 1914 venne rivenduto all'industriale Gustav H.F. PRATT. Con lo scoppio del primo conflitto mondiale la nave venne requisita dal governo britannico e trasformata in unità di pattugliamento e di scorta della Royal Navy nella Manica, impiegata tra l'Inghilterra ed i porti francesi di Brest e Saint Malò. Con la fine delle ostilità la nave, messa in disarmo, venne portata a Southampton e messa all'asta, e nel 1919 acquistata da Guglielmo MARCONI per 21.000 sterline. La nave, salpata da Londra nel luglio 1919, giunse a Napoli in agosto e quindi portata a La Spezia per i lavori di trasformazione in laboratorio scientifico. La nave ribattezzata Elettra venne iscritta nel Registro Navale Italiano il 27 ottobre 1921, mentre il suo passaggio definitivo sotto bandiera italiana venne ratificato il 21 dicembre successivo. Particolarmente importanti gli esperimenti effettuati nel golfo del Tigullio, in contatto con la stazione di terra posta alle torri Gualino, sulla penisola di Sestri Levante. In onore di ciò, nelle carte ufficiali della marina italiana, il golfo del Tigullio aveva assunto il nome ufficiale di "golfo MARCONI". Negli anni venti e trenta l'Elettra solcò le acque di tutti i mari del mondo fino a che, nel 1937, alla morte dello scienziato la nave venne acquistata dal Ministero delle Comunicazioni per la cifra di 820.000 lire. Allo scoppio della seconda guerra mondiale la nave venne trasferita nel porto di Trieste, fino a quando in seguito alle vicende che seguirono l'armistizio dell'8 settembre 1943 venne requisita dai tedeschi ed armata con cinque mitragliere, una da 15mm e quattro da 20mm in due torrette binate. Nella Kriegsmarine venne immessa in servizio prima con la sigla G-107, poi NA-6. La nave Elettra partì da Trieste il 28 dicembre 1943 per una missione di pattugliamento lungo le coste della Dalmazia. Il 21 gennaio 1944 la nave giunse nelle acque di Diklo, vicino a Zara, dove la mattina successiva venne individuata da alcuni cacciabombardieri alleati da cui venne colpita. Il comandante, prima che la nave affondasse, scelse di arenarla. Con il trattato di pace il relitto della nave divenne proprietà della Iugoslavia, le cui autorità solo nel 1959 permisero l'effettuazione dei rilievi tecnici sulle possibilità di recupero della nave, consentendone poi la restituzione grazie all'intervento diretto di Tito su sollecitazione dell'allora Ministro degli esteri, il futuro presidente della Repubblica SEGNI. La nave, restituita all'Italia, nel 1962 venne riportata a galla e rimorchiata nel Cantiere S.Rocco di Muggia, presso Trieste. Il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni i fece predisporre uno studio per la ricostruzione della nave ma gli alti preventivi di spesa rimandavano i lavori. Nel 1972 a seguito dell'interessamento dell'allora Presidente del Consiglio ANDREOTTI, intervenuto su sollecitazione dell'ammiraglio Virgilio Spigai, Presidente del Lloyd Triestino, vennero stanziati per la sua ricostruzione 2 miliardi e 400 milioni di lire e la nave venne trasportata presso il vicino cantiere navale San Marco di Trieste. Un nuovo progetto di ricostruzione con preventivo di lavori di circa 7 miliardi di lire che superava ampiamente quanto in precedenza stimato e stanziato dal Governo, bloccò nuovamente il tutto ed il progetto fu accantonato e venne presa la decisione di demolire la nave. Il 18 aprile 1977 il relitto venne di nuovo messo in bacino e lo scafo tagliato in varie porzioni con le varie parti della nave distribuite a vari musei. La prua è conservata all'Area Science Park a Padriciano presso Trieste e sempre nel capoluogo giuliano altri resti della nave sono conservati presso il Civico Museo del Mare e il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa. La poppa della nave (con l'elica) è invece esposta all'entrata del Centro di telecomunicazioni di Telespazio, nel Fucino. La Marina Militare ha battezzato con il nome Elettra una nave di supporto entrata in servizio nel 2003.

 

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